Mal di schiena e riabilitazione

La decompressione vertebrale può essere utile nel mal di schiena?

AutoreDott. Marco Giuseppe MusorrofitiRevisione scientificaProf. Raoul SagginiPubblicatoTempo di lettura11 minuti
La decompressione vertebrale è utile nel mal di schiena? La risposta del fisioterapista

Risposta breve: sì, spesso è una carta vincente che si può giocare nelle problematiche di mal di schiena — in particolare quando è presente una componente di compressione a livello radicolare, cioè dove parte la radice del nervo. Una radice compressa, irritata o troppo stimolata può generare tutta una serie di sintomi, e ridurre quella compressione diventa allora un obiettivo terapeutico concreto. Si può fare in vari modi. Noi utilizziamo la microgravità, con un sistema chiamato Sistema Posturale Antigravitario Dinamico (SPAD), che permette di decomprimere in maniera calibrata la colonna vertebrale e, contemporaneamente, di migliorare la postura del soggetto nei tre piani dello spazio.

La parola "contemporaneamente" è quella che fa la differenza, e nel resto dell'articolo spiego perché.

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Che cosa significa "decomprimere" la colonna

La colonna vertebrale vive sotto carico. Ogni ora passata in piedi o seduti comprime dischi, faccette articolari e strutture che circondano le radici nervose nei loro forami di uscita.

Quando in quello spazio qualcosa si restringe — per un'ernia, per una degenerazione discale che riduce l'altezza del disco, per un'artrosi delle faccette, per uno scivolamento vertebrale — la radice nervosa può risultare compressa o irritata. E una radice sofferente non dà solo dolore locale: dà il dolore che scende lungo la gamba, le parestesie, talvolta la riduzione di forza. Ne ho parlato in dettaglio nell'articolo sul dolore irradiato all'arto inferiore.

Decomprimere significa, in sostanza, restituire spazio: ridurre il carico assiale sulla colonna in modo da abbassare la pressione intradiscale e allargare, anche di poco, i forami di coniugazione. Meno pressione sulla radice significa meno stimolo nocicettivo e migliori condizioni per il recupero dei tessuti.

Una precisazione utile, perché aiuta a capire quando questo ragionamento si applica: non tutto il mal di schiena è una compressione radicolare. La maggior parte delle lombalgie è aspecifica e non coinvolge una radice nervosa. La decompressione ha senso soprattutto nel sottogruppo — clinicamente ben identificabile — in cui la componente compressiva c'è davvero. Ed è un'altra ragione per cui la valutazione viene prima della terapia.

Come funziona la decompressione vertebrale dinamica in microgravità: riduzione del carico, riallineamento sui tre piani, retraining del cammino

Trazione passiva e decompressione dinamica: non sono la stessa cosa

Qui vale la pena essere trasparenti, perché è un tema su cui circola molta confusione e qualche promessa eccessiva.

La trazione lombare passiva classica — il paziente sdraiato, collegato a un sistema che tira, senza fare nulla — è stata studiata a fondo. Una revisione Cochrane su 32 studi controllati e oltre 2.700 partecipanti ha concluso che la trazione, da sola o associata ad altri trattamenti, ha un impatto scarso o nullo su intensità del dolore, stato funzionale e ritorno al lavoro nella lombalgia aspecifica. È un dato che va conosciuto e detto.

Ma c'è una differenza sostanziale tra quel modello e quello che descrivo nel video. La trazione passiva scarica una colonna immobile. La decompressione dinamica scarica una colonna che si muove.

E il movimento cambia tutto, perché il problema di fondo del mal di schiena persistente non è solo meccanico: è anche di controllo motorio. Un paziente con lombalgia cronica sviluppa schemi di movimento protettivi, asimmetrie, un passo alterato, una muscolatura che si attiva nei tempi sbagliati. La trazione passiva su quello non fa nulla. Un sistema che riduce il carico mentre la persona cammina e riallinea la postura interviene invece proprio lì.

È la differenza tra togliere temporaneamente peso a una struttura e usare quella finestra di sollievo per riprogrammare il modo in cui quella struttura viene usata.

Come funziona il Sistema Posturale Antigravitario Dinamico

Il SPAD è un sistema che colloca la persona in una condizione di allevio microgravitario: attraverso un sistema di sospensione, il peso della parte superiore del corpo che grava sul bacino viene ridotto in modo calibrato e controllato, mentre il paziente cammina su un tappeto.

Tre cose accadono insieme:

1. Decompressione calibrata. La riduzione del carico sulla colonna avviene in modo graduale e dosabile, e — questo è il punto — durante il cammino, non in immobilità. Le strutture vertebrali lombari lavorano in condizioni di carico ridotto proprio mentre eseguono il gesto che normalmente le sollecita.

2. Riallineamento nei tre piani dello spazio. Il sistema utilizza blocchi e stimolatori propriocettivi posizionati a livello di spalle e bacino per ripristinare la simmetria corporea. Il corpo viene mantenuto in una posizione di allineamento ottimale sui piani frontale, sagittale e trasverso mentre si muove: non una postura statica corretta, ma un movimento corretto.

3. Retraining del cammino. In condizioni di carico ridotto e allineamento mantenuto, la persona può riacquisire uno schema motorio del passo più vicino alla norma, con un ripristino degli stimoli propriocettivi fisiologici dal contatto piede-suolo. È il passaggio che rende l'effetto potenzialmente duraturo, invece che limitato alla durata della seduta.

Un dettaglio che raramente viene raccontato: il SPAD è stato ideato dal Prof. Raoul Saggini, tra i riferimenti italiani della medicina fisica e riabilitativa — e direttore scientifico del nostro centro. Il razionale del sistema nasce proprio dal limite classico delle terapie posturali tradizionali: la difficoltà di trasferire nella vita quotidiana gli adattamenti ottenuti sul lettino. Lavorare in microgravità durante il cammino è il tentativo di risolvere quel problema alla radice.

A chi può essere utile

Il razionale è più forte in presenza di:

  • lombalgia cronica con componente meccanica e alterazione dello schema del passo;
  • sintomatologia radicolare da conflitto disco-radicolare o da restringimento foraminale;
  • stenosi del canale lombare, dove la riduzione del carico assiale è coerente con il meccanismo del sintomo;
  • esiti di chirurgia vertebrale con alterazione del cammino e del controllo posturale;
  • asimmetrie posturali documentate e schemi di movimento alterati;
  • recupero funzionale nell'anziano o dopo periodi prolungati di ridotta attività.

Ma la decompressione da sola non basta

Questo va detto con chiarezza, perché è la parte che distingue un percorso serio da una promessa commerciale.

Le evidenze più solide nel mal di schiena cronico riguardano l'esercizio terapeutico attivo e l'educazione alla gestione del carico. La decompressione, in qualunque forma, è uno strumento all'interno di un programma, non una terapia sostitutiva.

Il modo corretto di intenderla è questo: la decompressione crea una finestra di lavoro. Riduce il dolore e il carico quel tanto che basta per permettere alla persona di muoversi meglio, di tollerare l'esercizio, di rieducare il proprio schema motorio. Quella finestra va poi riempita con terapia manuale, esercizio progressivo, rinforzo e correzione delle abitudini quotidiane.

Chi promette che una macchina, da sola, risolve il mal di schiena sta semplificando qualcosa che non è semplice. Chi la usa per rendere possibile il lavoro attivo che prima non lo era, sta facendo riabilitazione.

Quando non è indicata

La decompressione vertebrale non è per tutti. Va valutata con attenzione o evitata in caso di:

  • osteoporosi severa o fragilità ossea;
  • fratture vertebrali recenti;
  • patologia oncologica o infettiva della colonna;
  • deficit neurologico progressivo, che richiede prima un inquadramento specialistico;
  • gravidanza;
  • alcune condizioni cardiovascolari, da valutare caso per caso;
  • sintomi da sindrome della cauda equina — disturbi di vescica o intestino, anestesia a sella — che sono un'urgenza assoluta.

È il motivo per cui l'indicazione la pone il professionista dopo una valutazione, non un preventivo.

Il nostro approccio a Roma Prati

Nel nostro centro di Via Crescenzio 107, a Roma Prati, la decompressione in microgravità con il SPAD è integrata in un percorso, mai proposta come trattamento isolato.

Si parte dalla valutazione funzionale e posturale completa, che serve a stabilire due cose: se in quel mal di schiena esiste davvero una componente compressiva su cui la decompressione può agire, e quali alterazioni posturali e di schema motorio vanno corrette. Da lì il programma combina le sedute di decompressione in microgravità con il SPAD — dosate per numero, entità dell'allevio e durata sulla tolleranza della singola persona — con terapia manuale, esercizio terapeutico progressivo ed educazione alla gestione del carico quotidiano. Il SPAD apre la finestra; il lavoro attivo la utilizza.

Il valore aggiunto, in questo caso specifico, è che la direzione scientifica del centro è affidata al Prof. Raoul Saggini, ideatore del sistema stesso. Il percorso clinico è seguito dal Dott. Marco Giuseppe Musorrofiti, fisioterapista e docente universitario di Ergonomia.

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📍 Via Crescenzio 107, Roma (Prati) — Contattaci

Domande frequenti

La decompressione vertebrale è utile nel mal di schiena?
Può esserlo, soprattutto quando esiste una componente di compressione radicolare, cioè un'irritazione della radice nervosa nel suo punto di uscita. Ridurre il carico assiale abbassa la pressione sulle strutture e crea condizioni migliori per il recupero. Va però inserita in un programma riabilitativo attivo: da sola non è una terapia sufficiente.

Che cos'è il Sistema Posturale Antigravitario Dinamico (SPAD)?
È un sistema che pone la persona in condizione di allevio microgravitario: riduce in modo calibrato il peso della parte superiore del corpo che grava sul bacino mentre il paziente cammina, associando il riallineamento posturale nei tre piani dello spazio attraverso stimolatori propriocettivi. Permette quindi decompressione vertebrale non chirurgica e retraining del cammino nella stessa seduta.

Qual è la differenza tra trazione e decompressione dinamica?
La trazione classica agisce su una colonna immobile e passiva. La decompressione dinamica riduce il carico mentre la persona cammina e mantiene un allineamento corretto, intervenendo quindi anche sul controllo motorio e sullo schema del passo, che nella lombalgia cronica sono spesso alterati.

La trazione lombare funziona secondo gli studi?
Una revisione Cochrane su 32 studi e oltre 2.700 partecipanti ha concluso che la trazione passiva, da sola o associata ad altri trattamenti, ha un impatto scarso o nullo sul dolore e sulla funzione nella lombalgia aspecifica. È uno dei motivi per cui l'approccio dinamico, associato all'esercizio attivo, ha un razionale più solido.

La decompressione vertebrale fa male?
No, il trattamento non è doloroso: il carico viene ridotto in modo graduale e calibrato sulla tolleranza della persona. Può esserci una sensazione insolita nelle prime sedute, legata all'adattamento a camminare in condizione di alleggerimento.

Chi non può fare la decompressione vertebrale?
Va valutata con attenzione o evitata in caso di osteoporosi severa, fratture vertebrali recenti, patologia oncologica o infettiva della colonna, deficit neurologico progressivo, gravidanza e alcune condizioni cardiovascolari. L'indicazione va sempre posta dopo una valutazione clinica.

Quante sedute servono?
Dipende dal quadro clinico, dall'entità dei sintomi e dagli obiettivi funzionali. La decompressione non viene comunque proposta come ciclo isolato: fa parte di un programma che comprende terapia manuale ed esercizio terapeutico, e il numero di sedute si definisce dopo la valutazione iniziale.

La decompressione sostituisce l'esercizio o l'intervento chirurgico?
Non sostituisce l'esercizio: al contrario, serve a renderlo possibile e più tollerabile, perché le evidenze più solide nel mal di schiena cronico riguardano proprio il lavoro attivo. Rispetto alla chirurgia, rientra nelle opzioni conservative che vanno percorse prima, salvo indicazioni chirurgiche specifiche poste dallo specialista.

In sintesi

La decompressione vertebrale è spesso una carta vincente nelle problematiche di mal di schiena, soprattutto quando è presente una compressione a livello radicolare: una radice compressa o eccessivamente stimolata genera dolore, parestesie e limitazione, e ridurre quella compressione è un obiettivo terapeutico concreto.

Si può fare in vari modi. Il modo che utilizziamo è la microgravità, con il Sistema Posturale Antigravitario Dinamico: decompressione calibrata della colonna e, contemporaneamente, miglioramento della postura nei tre piani dello spazio durante il cammino.

Con una precisazione che rende il messaggio più forte, non più debole: funziona come parte di un percorso attivo, non al posto suo. È la finestra che permette al lavoro riabilitativo di fare il resto.


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Bibliografia essenziale

  1. Saggini R, Bellomo RG, Zuccaro MC, Barassi G. Efficacia del sistema posturale antigravitario dinamico (SPAD) sul dolore e la disabilità funzionale in pazienti con lombalgia cronica. 2011.
  2. Wegner I, Widyahening IS, van Tulder MW, et al. Traction for low-back pain with or without sciatica. Cochrane Database Syst Rev. 2013;(8):CD003010. (PMID 23959683)
  3. Hayden JA, Ellis J, Ogilvie R, et al. Exercise therapy for chronic low back pain. Cochrane Database Syst Rev. 2021;(9):CD009790.
  4. Foster NE, Anema JR, Cherkin D, et al. Prevention and treatment of low back pain: evidence, challenges, and promising directions. Lancet. 2018;391(10137):2368-2383.
  5. NICE Guideline NG59 — Low back pain and sciatica in over 16s: assessment and management.

Contenuto a scopo informativo, redatto secondo le evidenze scientifiche disponibili. Non sostituisce la valutazione diretta di un professionista sanitario.

Autore — Dott. Marco Giuseppe Musorrofiti
Fisioterapista, Professore a contratto di Ergonomia (Università eCampus), Direttore editoriale de Il Riabilitatore Magazine. Autore scientifico e responsabile clinico del centro di fisioterapia e riabilitazione di Roma Prati.
Revisione scientifica: Prof. Raoul Saggini.
Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

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